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Trend positivo per la pelle made in Italy
Conciario italiano,
maturo ma non troppo…
Il 2006 è stato un anno di ripresa che ha agganciato le varie zone conciarie dell’Italia - Inizio d’anno promettente
Il trend in ascesa iniziato già nello scorso anno dal settore conciario italiano ha avuto conferma anche nei dati di bilancio a chiusura del 2006: infatti gli indici congiunturali dell’area pelle, anche se non definitivi sui dodici mesi, sono stati di segno positivo sia in termini di quantità e sia di fatturato, confermando la risposta favorevole al made in Italy dei mercati internazionali.
L’apertura del 2007 è generalmente soddisfacente. In Toscana, tenuta delle pelli al cromo e del vegetale con incoraggianti segnali per il cuoio da suola. In Veneto, i primi commenti danno risultati molto differenziati. In Campania si registra qualche ritardo nell’avvio della produzione. In Lombardia è in lieve frenata il capretto per calzatura e stabile la pelle per l’abbigliamento. Dati certi e disponibili sono invece quelli riferiti al primo trimestre 2006. La loro analisi sottolinea che le oscillazioni degli indici congiunturali dipendono da vari fattori legati alla tipologia di pellame, alla sua destinazione d’uso, alle aree geografiche.
Nel grezzo, la pelle bovina ha registrato una crescita generalizzata con aumenti di +4,7%; analogo andamento si è rilevato per i vitellini (con un + 3%); sostanzialmente stabile la situazione per l’ovo-caprino che ha dovuto fare i conti con una domanda abbastanza fiacca.
Guardando alle pelli finite, la produzione italiana ha sottolineato una situazione in rialzo con una media di crescita pari a + 2,3% nel trimestre 2006 sullo stesso periodo del 2005: è cresciuta la produzione nella fascia medio-alta e media mentre è rimasta stabile quella medio-bassa.
I dati a consuntivo relativi al 2005 hanno messo in evidenza una produzione di 4,86 miliardi di euro per una quantità totale di 162.539 metri quadrati di pelli e 40.587 tonnellate di cuoio da suola; l’esportazione si è attestata su 3,21 miliardi di euro. Trainanti sono state sempre le richieste provenienti dal Far East insieme ad una soddisfacente ripresa della domanda avutasi dai Paesi europei e nordamericani, in leggera flessione invece l’Europa orientale. Sono diversi i fattori che hanno contribuito a consolidare il miglioramento della produzione conciaria italiana nonostante continuino a persistere alcuni elementi di “disturbo” rispetto alla stabilità della crescita. Certamente, alla base di tutto esiste la capacità di reazione degli imprenditori che, in virtù delle zone italiane di appartenenza, hanno saputo rigenerare e riconvertire le proprie specificità adattandole alle nuove esigenze del mercato mondiale attraverso l’interpretazione delle sue nuove dinamiche.
In posizione determinante si colloca la qualità. Dopo il disorientamento creato dalla concorrenza proveniente dai Paesi emergenti, asiatici in particolare, sul segmento conciario medio, nello scorso anno le concerie italiane hanno preso piena coscienza delle proprie competenze strettamente legate ai contenuti qualitativi delle pelli processate. La buona qualità è infatti il valore aggiunto che ha permesso di mantenere il prodotto italiano a livello superiore.
Qualità in grado di essere percepita in modo costante all’interno della filiera fino ad arrivare al consumatore e da dover essere perseguita ad ogni livello: dai prodotti chimici, agli interventi per preservare il territorio e l’ambiente; dalla ricerca stilistico-creativa con la messa a punto di tendenze, colori, trattamenti e rifinizioni particolari, allo studio ed elaborazione di aspetti tecnici; dalla consulenza specifica, alla disponibilità e competenza nel rispondere rapidamente alle richieste della clientela. Sono fattori distintivi che gli stessi mercati emergenti hanno cominciato ad apprezzare considerando le pelli italiane non tanto come prodotti da riprodurre in copia nelle proprie fabbriche, quanto invece come forniture valide a realizzare manufatti in loco destinati a consumatori che stanno evolvendo il loro gusto.
In questo scenario abbastanza favorevole, non è però il tempo per dormire sugli allori. Per i conciatori italiani permangono infatti alcuni problemi legati alla materia prima e al cambio euro/dollaro.
Il reperimento del grezzo è tanto più difficile quanto più si considera la dipendenza del settore conciario italiano per oltre il 90% dall’estero; non solo, con maggiore assiduità i mercati detentori di grezzo tendono a mantenerlo in loco per esportare più valore aggiunto con pelli semi-finite e finite. A ciò si aggiunge il caro-grezzo che, generalmente dopo un periodo di crisi, cavalca la ripresa e proietta i prezzi verso l’alto e, soprattutto, il cambio euro/dollaro che, nel suo altalenare, crea turbative che condizionano i listini ed i flussi esportativi.
Maristella Pastura
Sommario
Corotan CRF ausiliario innovativo per la riconcia al cromo
RESITAN DM resina acrilica riconciante molto versatile
Più ampia e razionale la sede di Chiampo
La parola a… Teresa Galofaro Vitalità, un aspetto che coinvolge
Fiocco Rosa
E’ aperto il forum!
Integrare le comunicazioni e i flussi aziendali
Una sfida
dai risultati molto incoraggianti
Ne parla Giuseppe Buonfiglio della filiale di Solofra
Idee e articoli
sviluppati sulle tendenze moda
Rosalino Cavaliere, responsabile del laboratorio di Chiampo
