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La storia racconta...
La Pompei conciaria
Al momento dell’eruzione del Vesuvio era in funzione almeno una conceria - Corporazioni di conciapelli erano state organizzate dai romani già nel VII secolo a.c.
In Italia l’arte della concia era già ben conosciuta al tempo degli Etruschi. Nell’antichità erano famosi i loro manufatti, come i pregevoli calzari per uomo dotati di suola robusta, gli scudi e la selleria per i cavalieri, mentre per le matrone erano a disposizione eleganti sandali con allacciatura sulla caviglia.
Furono comunque i romani, sicuramente influenzati dall’arte conciaria etrusca che, per primi, organizzarono i conciapelli in corporazioni già nel VII secolo a.c.; queste erano comunità artigiane aventi una loro gerarchia: i giovani apprendisti, gli anziani, i maestri, gli amministratori ecc. Il mestiere era ereditario per legge.
Non molto si conosce sulla tecnologia della concia dell’epoca, di certo i principali tipi di concia erano quella ai grassi e all’allume per le pelli più leggere, mentre la concia ai succhi vegetali era praticata per le pelli pesanti. Per quanto riguarda la depilazione, probabilmente, veniva utilizzata la cenere della combustione del legno sfruttando le proprietà caustiche del carbonato di sodio e di potassio in essa presenti, ma non si esclude la tecnica del riscaldo, con il distacco del pelo per via enzimatica e successivo suo allontanamento con ferro a mezza luna, con un’azione simile a quella utilizzata dai conciatori di alcuni decenni orsono.
Non ci è dato ancora sapere se nel processo di depilazione fosse già utilizzato l’idrato di calcio, ma questo potrebbe forse essere svelato da un attento esame dei residui delle vasche.
L’allume per la concia veniva estratto in grotte dell’isola di Ischia e nel Lazio. Ad Ischia il sito fu quasi esaurito per far fronte alla richiesta delle concerie dell’epoca. Plinio il vecchio (23-79 d.c.), scrittore e condottiero, morto tragicamente durante l’eruzione del Vesuvio, quando partendo da Capo Miseno al comando della flotta romana stava tentando di portare aiuto ai pompeiani, descrisse nella sua famosa enciclopedia “Naturalis Historia” l’estrazione del tannino da alcune piante esotiche (probabilmente il Catecù) e dalle noci di galla (escrescenze patologiche che si sviluppano sulla quercia).
Tra le altre cose, Plinio già parlava nel suo trattato sulla conceria, della nota reazione dei tannini naturali con il ferro che produceva una lacca di colore nero utilizzabile sia come inchiostro che come tintura per le pelli. Stiamo quindi già parlando dell’eruzione del Vesuvio del 24 agosto dell’anno 79 d.c., che in pochi giorni seppellì una fiorente città, in piena attività culturale, sportiva, commerciale e artigianale.
A Pompei, mentre l’eruzione era in corso, almeno una conceria era in funzione e, come tutto il resto, è stata sepolta per svelarci dopo circa duemila anni le sue caratteristiche e la sua organizzazione. Verso la porta Stabia, nella V insula è stata scoperta una piccola, ma ben organizzata conceria posta ai margini di una grande casa, composta di locali per la preparazione dei concianti, servita da conduttura e da giare di raccolta, ed un locale di circa centoventi metri quadri dove erano poste dodici vasche del diametro di m.1,60 a gruppi di quattro, servite da canalette di carico dell’acqua e dei prodotti della concia e munite di tappi di scarico per evacuare il contenuto. Nelle tre vasche più piccole addossate alla parete destra, del diametro di m.1,25, veniva eseguita la concia all’allume su pelli di piccola taglia. In questo locale sono stati trovati attrezzi per il taglio, la scarnatura e la depilazione delle pelli oggi conservati presso il Museo Archeologico di Napoli. All’esterno dell’edificio, all’angolo della strada, vi era una fontana pubblica, la cui acqua di risulta probabilmente veniva captata dalla piccola conceria, per far fronte alla grande quantità acqua necessaria alla lavorazione.
Le vasche oggi non sono visibili al pubblico perché sono state scoperte, studiate e poi ricoperte - ultimamente anche da una delegazione di studiosi francesi – ma, da quanto si è potuto capire della organizzazione della conceria e delle tecniche di lavorazione e di concia, sembra che non vi sia stata una significativa evoluzione dell’arte conciaria per quasi due millenni, fino cioè all’inizio del novecento, quando con l’utilizzo dei sali di cromo e l’impiego di macchinari mossi da corrente elettrica, la tecnologia ha potuto fare qualche progresso.
Bruno Cortese
Sommario
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Più ampia e razionale la sede di Chiampo
La parola a… Teresa Galofaro Vitalità, un aspetto che coinvolge
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dai risultati molto incoraggianti
Ne parla Giuseppe Buonfiglio della filiale di Solofra
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Rosalino Cavaliere, responsabile del laboratorio di Chiampo
